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Manaslu: Valanga Iniziale e Successivo Completamento della Via, Nonostante una Tragedia

Il Manaslu, l'ottava montagna più alta del mondo, è stato teatro di eventi drammatici e al tempo stesso di trionfi alpinistici in questa stagione autunnale. Una valanga improvvisa ha minacciato di interrompere i preparativi, ma l'impegno e la resilienza degli sherpa hanno assicurato l'apertura della via alla vetta. Tuttavia, la montagna ha reclamato anche un prezzo altissimo, con la perdita di vite umane, ricordandoci la sua implacabile natura.

Manaslu: Tra Valanghe, Tragedie e Trionfi sulla Via alla Vetta

Il 16 settembre, sul maestoso Manaslu, un'imponente valanga si è abbattuta sopra Campo III, mettendo a dura prova le squadre impegnate nella delicata operazione di allestimento della via normale. Sebbene fortunatamente non ci siano stati feriti, la massa di neve ha sommerso porzioni significative delle corde fisse, bloccando temporaneamente l'avanzamento degli alpinisti e costringendoli a un ritiro strategico.

Questo inatteso contrattempo ha causato un ritardo di circa un giorno nel programma stabilito dall'Expedition Operators Association Nepal (EOAN), che mirava a completare l'attrezzatura della montagna entro il 17 settembre. Dal campo base, è partita una corsa contro il tempo: rinforzi e nuovo materiale, inclusi circa 1.300 metri di corde, sono stati rapidamente inviati verso Campo III. Quattro alpinisti, con dedizione e coraggio, si sono adoperati per ripristinare il percorso e consentire la ripresa dei lavori verso i campi più elevati.

Nonostante l'iniziale rallentamento, la determinazione delle squadre ha prevalso. La sera del 17 settembre, un gruppo di nove esperti sherpa ha trionfalmente raggiunto la vetta del Manaslu, a 8.163 metri. Guidati da Chhiring Bhote, e comprendenti Furi Sherpa, Karma Sarki Sherpa, Lopsang Bhote, Ngima Sherpa, Pam Dorjee Sherpa, Pasang Gyaljen Sherpa, Karma Gyaljen Sherpa e Tasi Sherpa, gli alpinisti hanno completato l'apertura della via per le numerose spedizioni commerciali presenti. Dawa Shangbu Sherpa, tesoriere dell'EOAN, ha confermato il loro arrivo in vetta intorno alle 21.25, segnando un momento cruciale per la stagione alpinistica.

Purtroppo, la gioia per il successo è stata oscurata da una tragedia. Lo stesso giorno, il 17 settembre, l'alpinista singaporiano Lau Wee Seng, di 50 anni, ha perso la vita durante la discesa da Campo II, nell'ambito di una rotazione di acclimatamento. Le autorità del District Police Office di Gorkha hanno confermato il decesso, indicando che Lau ha avuto difficoltà a circa 6.000 metri di quota. Le operazioni di recupero della salma sono state immediatamente avviate. Le cause ufficiali della morte non sono ancora state stabilite, sebbene si ipotizzi un problema cardiaco o un malore legato all'altitudine. Questo è il secondo decesso registrato sul Manaslu dall'inizio della stagione autunnale, dopo la morte del ventenne nepalese Tashi Sherpa, trovato senza vita in una tenda al campo base ai primi di settembre, anche in questo caso con circostanze ancora da chiarire. La stagione 2026, con un record di 480 permessi rilasciati, si prospetta come una delle più affollate, con molti alpinisti in attesa delle condizioni ideali per il loro tentativo di vetta, ora che la via è completamente attrezzata.

L'apertura della via sul Manaslu, sebbene celebrata, ci ricorda il duplice volto dell'alpinismo: l'estasi della conquista e la dura realtà dei pericoli intrinseci. La resilienza degli sherpa nel superare gli ostacoli naturali è ammirevole, ma ogni vetta raggiunta è un monito silenzioso sulla fragilità della vita in ambienti estremi. Mentre la stagione continua, è fondamentale che la comunità alpinistica mantenga alta la consapevolezza dei rischi, privilegiando sempre la sicurezza e il rispetto per la montagna, in memoria di coloro che hanno pagato il prezzo più alto.