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Pietro Vidi Conquista 'Drifter's Escape', Seconda Salita Mondiale della Difficile Via Trad in Canada

L'alpinista trentino Pietro Vidi ha recentemente scritto una pagina significativa nella storia dell'arrampicata mondiale, completando la seconda ascesa di 'Drifter's Escape', una delle vie trad più complesse al mondo. Questa impresa, compiuta dopo un intenso periodo di preparazione e superando notevoli ostacoli, non solo riconferma il grado di 9a+ della via, precedentemente stabilito da Connor Herson, ma solidifica anche la reputazione di Vidi come uno dei climber più talentuosi e versatili a livello internazionale. La sua dedizione e la sua capacità di affrontare sfide estreme su pareti diverse dimostrano una padronanza tecnica e mentale che pochi possono vantare, elevando il suo profilo nel panorama dell'arrampicata.

La salita di 'Drifter's Escape' rappresenta il culmine di un percorso di settimane, durante le quali Vidi si è confrontato con la parete di granito dello Stawamus Chief, trasformando la via in una vera e propria ossessione. L'approccio meticoloso, la capacità di adattamento alle condizioni e la gestione della pressione psicologica sono stati elementi chiave per superare le difficoltà di una via che richiede non solo forza fisica, ma anche una profonda comprensione della roccia e dei suoi movimenti. Questa ripetizione non è solo un successo personale, ma un contributo importante alla comunità dell'arrampicata, fornendo una preziosa conferma del grado di difficoltà di una delle vie più iconiche e sfidanti del pianeta.

L'Ossessione e la Conquista di 'Drifter's Escape'

Per settimane, Pietro Vidi ha vissuto un'autentica ossessione per la parete dello Stawamus Chief a Squamish, nella Columbia Britannica. La via 'Drifter's Escape' (9a+/5.15a), una delle più difficili al mondo nel suo genere, ha catturato completamente la sua attenzione, diventando il fulcro dei suoi pensieri e delle sue giornate. Ogni sguardo verso la montagna era un richiamo irresistibile verso quella linea di granito, che fino a quel momento era stata salita in libera una sola volta, dall'americano Connor Herson. Questa sfida ha trasformato la sua permanenza a Squamish in una ricerca costante della perfezione, una dedizione totale a un progetto che richiedeva non solo forza fisica, ma anche una profonda connessione mentale con la roccia.

Il 13 ottobre, dopo quindici sessioni di lavoro meticoloso e dieci tentativi dal basso, Vidi ha finalmente raggiunto il suo obiettivo, realizzando la prima ripetizione di 'Drifter's Escape'. Questa impresa rappresenta un traguardo di assoluto rilievo nel mondo dell'arrampicata trad, non solo per la difficoltà intrinseca della via, ma anche per la conferma del grado di 9a+ proposto da Herson. La storia di questa salita è intrisa di dettagli affascinanti: movimenti millimetrici, intuizioni tecniche brillanti, momenti di paura e, soprattutto, una lunga e ardua battaglia mentale. Vidi stesso ha condiviso sui social il racconto di questa esperienza totalizzante, evidenziando come la parete sembrasse osservarlo da ogni angolo della città, trasformando l'impresa in una vera e propria sfida psicologica oltre che fisica. La sua perseveranza e la sua capacità di superare ostacoli apparentemente insormontabili hanno reso questa salita non solo un successo sportivo, ma anche una testimonianza di straordinaria determinazione umana.

La Via e le Sfide Tecniche: Un Equilibrio tra Forza e Mente

La via 'Drifter's Escape', originariamente aperta in artificiale nel 1975, si snoda lungo due fessure parallele leggermente strapiombanti, presentandosi come una linea di grande bellezza ma estremamente esigente sul piano tecnico. Non basta la pura forza fisica per superarla; è indispensabile una precisione chirurgica nel posizionamento di ogni dito, la capacità di trovare gli incastri perfetti per i piedi, il controllo assoluto di ogni movimento e una fluidità impeccabile anche quando la fatica inizia a farsi sentire. Vidi ha descritto la via come incredibilmente complessa e tecnica, sottolineando la necessità di essere estremamente precisi nel posizionare le dita sulle prese e nelle fessure dei passaggi chiave, oltre a imparare a incastrare le punte dei piedi nelle piccole cavità della roccia. Per un atleta abituato alle massime difficoltà, la sfida principale è stata trovare il movimento giusto, assecondando la naturalezza del corpo senza forzare i passaggi, nello stile tipico di Squamish. La scoperta di un riposo senza mani a metà via e di una sequenza alternativa per la parte superiore ha rappresentato un punto di svolta fondamentale, permettendogli di progredire e affinare la sua strategia.

Un altro aspetto cruciale della salita è stato la gestione delle protezioni. Nell'arrampicata trad, a differenza di quella sportiva, lo scalatore deve posizionarle nella roccia durante la progressione, un'operazione che richiede tempo ed energia. Vidi ha optato per una strategia diversa rispetto a Connor Herson, scegliendo di piazzare meno protezioni per risparmiare energie. Questa decisione ha reso la prima parte della via più efficiente ma anche decisamente più esposta e spaventosa, con alcuni tentativi dal basso che si sono rivelati particolarmente tesi. La ricerca del giusto compromesso tra sicurezza, resistenza e la necessità di conservare energie per gli ultimi movimenti ha rappresentato una delle sfide più grandi. Dopo aver superato le difficoltà tecniche e aver affinato le sequenze, Vidi ha dovuto affrontare la parte psicologicamente più complessa: tre cadute sull'ultimo movimento. Questa serie di insuccessi, proprio quando il traguardo sembrava a portata di mano, ha innescato una battaglia contro le condizioni ambientali e contro la sua stessa mente. Alla fine, la perseveranza ha prevalso: dopo ulteriori tentativi e una crescente pressione, Vidi ha finalmente trovato la fluidità necessaria per superare l'ultimo ostacolo e raggiungere la cengia finale il 13 ottobre, conquistando la sua storica seconda salita di 'Drifter's Escape'.