Scalata eccezionale sulle Tre Cime di Lavaredo: Aßmair e Stadler completano cinque vie in un giorno

Gli alpinisti austriaci Marian Aßmair e Michael Stadler hanno recentemente portato a termine un'impresa notevole sulle imponenti Tre Cime di Lavaredo, concatenando ben cinque pareti e cinque vette in una singola giornata. Il 5 settembre, i due hanno realizzato un obiettivo a lungo accarezzato: creare un unico, lungo percorso che comprendesse alcune delle linee di arrampicata più iconiche del massiccio, trasformando una serie di singole ascensioni in un'esperienza integrata di pareti, discese e spostamenti.
Questa straordinaria avventura, che ha richiesto un impegno fisico e mentale notevole, non è stata solo una somma di scalate, ma un'orchestrata sinfonia di movimenti in verticale e orizzontale. La loro performance si inserisce nella ricca storia alpinistica delle Dolomiti, evocando echi di imprese passate e stabilendo nuovi standard di rapidità e resistenza. L'abilità con cui hanno gestito la progressione attraverso le diverse vie, alcune delle quali di grande prestigio, testimonia la loro profonda conoscenza del territorio e la meticolosa preparazione che ha preceduto l'evento.
L'epica traversata: Cinque vie e cinque vette in un giorno
Il 5 settembre, alle 3:45 del mattino, gli alpinisti Marian Aßmair e Michael Stadler hanno iniziato la loro audace spedizione. Circa quarantacinque minuti dopo, si sono lanciati nella salita della Cassin-Ratti sulla Cima Ovest, dando il via a una lunga giornata di arrampicata. Successivamente, la cordata si è spostata attraverso il canalone settentrionale verso la Cima Grande, dove li attendeva la leggendaria Comici-Dimai. Da lì, il loro itinerario ha proseguito verso la parte orientale del massiccio, affrontando la fessura Preuss alla Torre Preuss, la Dülfer alla Punta di Frida e, infine, la Innerkofler alla Cima Piccola. L'ultima delle cinque vette è stata conquistata alle 18:45, a coronamento di un'impresa eccezionale.
Al termine della loro sfida, il cronometro ha registrato un tempo di 14 ore e 15 minuti dalla prima all'ultima cima, con un impressionante totale stimato di circa 56 lunghezze e 2000 metri di dislivello verticale. Considerando anche l'avvicinamento iniziale, Aßmair ha indicato un tempo complessivo di quindici ore. Per affrontare un'impresa di tale portata, l'attrezzatura è stata ridotta all'essenziale: una singola corda da 40 metri e una Rad Line da 30. Aßmair ha commentato sui social media che questa era un'idea che coltivavano da tempo, e che l'esperienza è stata sorprendentemente fluida, senza intoppi significativi e con un ritmo costante mantenuto fino alla fine. Il ventiduenne alpinista ha espresso soddisfazione per il buon esito dell'impresa, sottolineando la rapidità e l'efficienza con cui si sono mossi per tutta la giornata.
L'eco storica e le nuove interpretazioni alpinistiche
La riuscita di questa impresa è stata in gran parte dovuta alla profonda familiarità di Aßmair e Stadler con le vie scelte e, soprattutto, con i percorsi di discesa. Questa conoscenza pregressa ha permesso loro di concentrarsi sull'accelerazione dei passaggi e sull'ottimizzazione degli spostamenti tra una parete e l'altra. Durante le scalate, si sono mossi spesso in conserva, alternandosi alla guida quando uno dei due esauriva il materiale disponibile. In diversi tratti, la priorità è stata data alla velocità della progressione, piuttosto che alla libera integrale, ricorrendo all'arrampicata artificiale quando necessario per mantenere il ritmo.
Particolarmente notevole è stato il loro attraversamento della Comici-Dimai, una delle vie più emblematiche delle Dolomiti, completata in poco più di tre ore. Tuttavia, ciò che rende veramente significativa la loro giornata non è il tempo impiegato sulle singole vie, ma la continuità dell'azione. Dopo ogni salita, era imperativo scendere, attraversare il massiccio e iniziare immediatamente l'arrampicata successiva. Questo è il fulcro del progetto descritto da Aßmair: non una serie di cinque salite indipendenti, ma una linea ininterrotta attraverso il massiccio, dalla Cima Ovest fino alla Cima Piccola. Per Marian Aßmair, questa impresa rappresenta un altro importante traguardo nella sua già intensa carriera alpinistica, nonostante la giovane età di 22 anni. Originario di Virgen, nel Tirolo Orientale, Aßmair bilancia il suo lavoro di tecnico edile con una grande passione per la montagna, che lo porta a compiere ascensioni sia nelle Alpi che in contesti extraeuropei, dimostrando una dedizione e una capacità notevoli nel mondo dell'alpinismo.